Da  Allarme Milano Speranza Milano del 10 Gennaio 2010

Sono iniziate le manovre ostruzionistiche per protrarre il più in là possibile nel tempo i cinque referendum sull’ambiente e la qualità della vita. Ma c’è chi chiede che le istanze referendarie siano portate avanti anche sul piano politico. E con le elezioni amministrative alle porte…

I milanesi saranno chiamati nei prossimi mesi ad esprimersi con un voto sui cinque referendum per l’ambiente e la qualità della vita a Milano, promossi da Milanosimuove (www.milanosimuove.it). La data del voto non è ancora stata fissata ed anzi sono iniziate manovre ostruzionistiche per protrarlo il più in là possibile nel tempo. Segno di un timore dei partiti tradizionali nell’assumersi responsabilità precise su un tema che richiede il coraggio di perseguire davvero l’interesse pubblico, anche a dispetto delle pressioni di qualche lobby potente, ma soprattutto segno della miopia di una classe politica arroccata su posizioni conservatrici per paura del cambiamento ed incapacità di costruire una visione del futuro.

I referendum costituiscono nel loro complesso gli elementi di una vera e propria rivoluzione urbana, a partire dai sistemi dell’ambiente, dell’energia e della mobilità, in grado di portare Milano a competere con le altre metropoli europee in termini di vivibilità e attrattività.

In sintesi i quesiti referendari propongono di:

  1. dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di “ecopass” e la pedonalizzazione del centro,
  2. raddoppiare gli alberi e il verde pubblico e ridurre il consumo di suolo,
  3. conservare il futuro parco dell’area EXPO,
  4. promuovere l’efficienza energetica e ridurre le emissioni di gas serra,
  5. ripristinare la Darsena come porto di Milano e studiare la riapertura del sistema dei Navigli milanesi.

I testi completi sono consultabili al sito http://www.milanosimuove.it/wordpress/quesiti

Per consentire ai milanesi di esprimersi con il voto sui temi dei referendum era necessario raccogliere almeno 15.000 firme autenticate in quattro mesi.

L’impresa pareva in verità assai temeraria. 15.000 firme rappresentano infatti ben l’1,5% del corpo elettorale. La forma della raccolta (anacronistica nell’era di internet), prevedendo l’autentica da parte di notai, cancellieri e consiglieri comunali o provinciali, costituiva un ostacolo in termini di partecipazione e costi. Nessuna forza organizzata (di partito, sindacale, ecc.) garantiva la raccolta. Dei quattro mesi consentiti per la raccolta, due (luglio e agosto) erano di fatto inutilizzabili. Ad un paio di settimane dal termine, il giornale “Libero” già pregustava il fallimento, presentandolo come certo nei titoli.

Invece il successo dei referendum è stato superiore alle migliori aspettative. Di firme ne sono state raccolte 25.000 per ciascun quesito, con una tendenza alla crescita esponenziale nelle ultime settimane. Le ragioni del successo sono a mio parere principalmente dovute a:

  • la reale insoddisfazione dei cittadini per l’inadeguatezza delle politiche riferite alla tutela dell’ambiente e della salute, al miglioramento della qualità della vita e alla partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche. L’adesione è stata trasversale per età, genere, ceto e professione, ma il record è stato raggiunto davanti alle scuole dell’infanzia e primarie, dove i genitori hanno firmato con lo sguardo rivolto al futuro dei loro figli;
  • lo spirito civico dell’iniziativa referendaria, che ho sviluppato come presidente del comitato promotore insieme ad un gruppo trasversale di esponenti della politica, come Marco Cappato, Enrico Fedrighini, Carlo Montalbettti (a cui se ne sono poi aggiunti molti altri), coinvolgendo sin dall’inizio le associazioni ambientaliste ed autorevoli esponenti del mondo della cultura, della ricerca e del volontariato (tra cui, solo per citare qualche nome, Francesco Giavazzi, Franco Morganti, Marco Vitale). La stessa raccolta delle firme, ai tavoli per strada, è stata effettuata interamente da volontari, spesso “normali” cittadini che oltre che una firma hanno deciso di dedicare anche del tempo alla causa.

Poco prima di Natale abbiamo organizzato presso la villa Reale di via Palestro un incontro sul tema “Referendum e oltre: la Milano che vogliamo” a cui hanno partecipato anche i rappresentanti delle principali associazioni ambientaliste e diversi esponenti del mondo scientifico e culturale.

L’obiettivo esplicito era quello di utilizzare i referendum come una piattaforma su cui costruire un vero e proprio progetto di trasformazione urbana sostenibile, “un vivaio di idee, proposte e persone impegnate a trasformare la città”.

Da parte di molti dei presenti vi è stata la richiesta ai promotori dei referendum di assumersi la responsabilità di portare avanti le istanze referendarie anche sul piano politico. Le prossime elezioni amministrative costituiscono infatti un’opportunità per un profondo rinnovamento delle politiche e dei rappresentanti dei cittadini negli organi amministrativi comunali. Se i nuovi fermenti politici sapranno coniugarsi con le forze sane della società civile, è possibile che – proprio a partire dai referendum e da altre proposte innovative – Milano possa tornare a svolgere un ruolo guida per il Paese.

In realtà i referendum hanno una portata che va al di là dei singoli quesiti. Il sostegno di Denis Baupin, vicesindaco di Parigi, Evelyne Huytebroeck, ministro dell’Ambiente a Bruxelles, Imma Mayol I Beltran, vicesindaco di Barcellona, Hep Monatzeder, vicesindaco di Monaco, e Lisa Ruecker, vicesindaco di Graz, che si sono impegnati a venire a Milano per fare campagna per il sì è partito proprio dalla considerazione che “Nell’amministrazione delle nostre città abbiamo deciso di mettere la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente al primo posto. Abbiamo promosso con forza il trasporto pubblico rispetto a quello privato. Abbiamo fatto in modo che la superficie di verde pubblico fosse adeguata al numero di abitanti. Abbiamo puntato sull’efficienza energetica e la riduzione dei gas serra. Abbiamo incoraggiato una riduzione nel consumo di acqua. Abbiamo investito nella cultura e nella bellezza, anche per rendere le città più sicure. Le nostre città oggi sono meno inquinate, meno soffocate dal traffico, più verdi e sia cittadini residenti che ospiti ne riscoprono la bellezza. Chiunque si rende conto che vivere e lavorare sono tutta un’altra cosa in una città con meno auto e più verde: d’altronde proprio il traffico e l’inquinamento sono tra le principali cause di stress e problemi della salute. Siamo convinti che anche Milano possa seguire lo stesso percorso e recuperare il suo fascino riducendo traffico e inquinamento, aumentando il verde pubblico, puntando su efficienza energetica e riduzione dei gas serra e recuperando vie di trasporto storiche e sostenibili come i Navigli.”

Insomma, le esperienze estere insegnano che proprio a partire dai temi della sostenibilità è possibile innescare una trasformazione urbana complessiva che migliora la qualità della vita in città. L’EXPO 2015 potrebbe costituire un fattore di accelerazione in questo senso, se si tornerà allo spirito originario della candidatura e non diventerà una gara alla speculazione edilizia. Proprio a questo fine uno dei quesiti referendari chiede il mantenimento dell’area a parco.

Nel 2011 partirà una grande campagna per sostenere lo svolgimento dei referendum ed il sì e per allargare ulteriormente il sostegno dei cittadini milanesi sui contenuti di un cambiamento possibile e auspicabile, che trae la sua forza proprio dalla partecipazione dei cittadini.