Da Il Corriere della Sera del 7 febbraio 2011

La seconda domenica a piedi è stata archiviata con un misto di rassegnazione e senso di impotenza. Milano resta immersa in una cappa di smog che perdura da 26 giorni di fila, con picchi ripetuti oltre i 150 microgrammi al metro cubo di PM10, tre volte oltre la soglia giornaliera di 50. Oggi sarà probabilmente registrato il trentacinquesimo giorno dall’ inizio dell’ anno in cui le concentrazioni superano il limite. Bisogna tornare al 2006, prima dell’ insediamento della giunta Moratti, per una situazione peggiore. Ci vorrà tempo prima di poter calcolare i danni sulla salute causati dall’ emergenza, ma le code ai pronti soccorsi e gli aumenti dei ricoveri nei reparti pediatrici degli ospedali milanesi sono già un indicatore della loro gravità. Finché le condizioni meteo rimarranno avverse, lo smog non si disperderà; ma bisognerebbe almeno ridurre l’ accumulo degli inquinanti, intervenendo con misure incisive sulle fonti emissive. In realtà è mancata finora un’ adeguata capacità di risposta da parte delle istituzioni. Il Comune si appresta alla resa, dopo aver tentato un’ azione isolata, fatta di «grida manzoniane» seguite da precipitose retromarce. L’ ordinanza iniziale, così rigida da risultare inapplicabile, è stata più volte modificata, allargando le maglie e complicando regole e deroghe, fino a risultare incomprensibile ai più. Infatti si è rinunciato all’ uso delle telecamere per far rispettare i divieti di circolazione nei giorni lavorativi ed i vigili più che sanzioni hanno dato «consigli». Dai dati dell’ Atm non risulta alcun aumento nel numero di passeggeri del trasporto pubblico. Sul fronte riscaldamento non c’ è riscontro all’ obbligo di ridurre le temperature a 19 gradi. Insomma, a parte due domeniche a piedi che rappresentano il segnale della presenza di un’ emergenza più che una misura per affrontarla, nessun effetto reale sui comportamenti. La Regione, che pure avrebbe competenze e capacità per assumere provvedimenti su una dimensione più ampia, ribadisce che punta sulle azioni strutturali e che di emergenze non intende occuparsi. Da ultima arriva la Provincia, che ha convocato per mercoledì (potrebbe essere il ventinovesimo giorno di crisi) il tavolo dei sindaci, per cercare di coinvolgere anche i riottosi Comuni dell’ hinterland. La situazione mette in evidenza che, nonostante il miglioramento della qualità dell’ aria degli ultimi anni, l’ obiettivo di rispetto delle norme europee e di tutela della salute è ancora distante. Una ragione per rafforzare le politiche ambientali, come ha evidenziato il professor Mario Monti, e per rimediare ad un «punto debole» di Milano che può riflettersi negativamente anche sulla capacità di attrarre visitatori stranieri in occasione dell’ Expo 2015. Su questo tema il comitato promotore dei referendum milanesi per l’ ambiente e la qualità della vita «Milanosimuove» organizza venerdì e sabato a Palazzo Marino il convegno pubblico «Green cities, Happy people», un confronto fra Milano e cinque città europee, per rendere più vivibile e competitiva la nostra città investendo su un futuro sostenibile. L’ esperienza estera ed i risultati dei progetti innovativi avviati a Milano dimostrano che le soluzioni esistono. Ci vuole coerenza e perseveranza nel portarle avanti.