Da Il Corriere della Sera del 21 febbraio 2011

C ‘è qualcosa di surreale nella coincidenza temporale di oggi, lunedì 21 febbraio, tra la cessazione dei provvedimenti di emergenza antismog proclamati dal Comune e l’ introduzione del limite di velocità a 70 km orari sulle tangenziali da parte della Provincia. È la coda di uno sfasamento nell’ azione delle istituzioni che ha caratterizzato l’ intera gestione di una crisi intervallata da annunci velleitari, continui aggiustamenti delle regole e sostanziale assenza di interventi efficaci. Dopo 35 giorni consecutivi di superamento dei limiti di concentrazione di polveri sottili, è stata la pioggia degli ultimi giorni a ripulire l’ aria e a togliere la politica dagli imbarazzi. È utile trarre delle indicazioni da questa esperienza per non ritrovarsi impreparati in futuro. In primo luogo è necessario definire in anticipo le prime misure da adottare delle fasi di inquinamento acuto, i loro costi e benefici e le responsabilità dei diversi enti coinvolti. È alla Regione che compete il ruolo di coordinamento attraverso il tavolo permanente sulla qualità dell’ aria. I cittadini devono ricevere informazioni chiare e tempestive sullo stato dell’ inquinamento sul livello di pericolo per la salute e sulle eventuali misure di emergenza. A Londra e a Parigi, ad esempio, la qualità dell’ aria è rappresenta su una scala cromatica dall’ azzurro al rosso, di immediata comprensibilità, e comunicata con diversi mezzi (tabelloni elettronici, web, addirittura una mongolfiera nella capitale francese) in tempo quasi reale. Il risanamento della qualità dell’ aria richiede infine soprattutto il rafforzamento delle azioni strutturali, nella direzione richiesta dai referendum per l’ ambiente e la qualità della vita su cui i milanesi saranno chiamati al voto. I risultati dipendono in ultima analisi dalla capacità di modificare i comportamenti individuali e collettivi nel muoversi e nell’ abitare. Sullo Stato a cui toccherebbe l’ approvazione dei piani di risanamento sovraregionali in questa fase non c’ è da contare, ma molte leve sono in mano all’ amministrazione comunale. A questo proposito è fondamentale il rispetto degli obiettivi e dei tempi programmati per lo sviluppo di due reti: al 2015 la rete metropolitana potrebbe trasportare circa 500 milioni di passeggeri l’ anno, con un aumento di quasi il 50 per cento rispetto ad oggi, e la rete del teleriscaldamento raddoppierebbe, raggiungendo mezzo milione di abitanti, con un effetto determinante di riduzione delle auto e delle caldaie – e delle loro emissioni. Risultati a più breve termine si possono ottenere puntando su incentivi e disincentivi, a partire dalla trasformazione di ecopass in una congestion charge applicabile a tutti gli autoveicoli, reinvestendo il ricavato nel potenziamento del trasporto pubblico (sia di linea, che flessibile, come il bike e il car sharing e i bus di quartiere), in aree pedonali e in piste ciclabili. È una ricetta così indigesta? Non mi pare. Anzi, è l’ opportunità per realizzare in modo integrato un insieme di interventi, fin da troppo tempo attesi, per rendere Milano più vivibile.