Da www.viasarfatti25.it del 28 Marzo 2012

Le direttive europee puntano a un’edilizia che consumi meno. E le certificazioni? Aiutano a orientare il mercato

di Edoardo Croci, responsabile dell’Osservatorio comunicazione e informazione dello Iefe Bocconi, l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente

L’efficienza energetica rappresenta il terzo pilastro, con la riduzione delle emissioni climalteranti e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nell’ambito delle politiche europee in materia di energia e clima.

La riduzione del 20% dei consumi energetici rispetto all’andamento tendenziale al 2020, corrispondente a 368 milioni di tonnellate di petrolio nell’anno, rimane tuttavia ancora un obiettivo non vincolante per gli stati membri, sebbene nel marzo dello scorso anno sia stato approvato il piano europeo per l’efficienza energetica che dovrebbe portare alla fissazione di obiettivi vincolanti nel 2013.
Gli edifici sono tra i principali responsabili dei consumi energetici (circa un quarto in Europa e oltre un terzo in Italia). Per riscaldare ambienti e acqua, raffrescare, illuminare, cucinare e far funzionare gli immobili adibiti ad abitazione, ufficio, servizio pubblico, commercio, gli edifici consumano energia primaria ed elettricità.
La direttiva 2010/31/Ce sulla prestazione energetica nell’edilizia (in fase di recepimento) prevede tra l’altro che entro il 2020 (il 2018 per gli edifici pubblici) in Europa possano essere costruiti solo edifici quasi passivi, cioè con fabbisogno energetico prossimo a zero (ma ci sono già sperimentazioni di edifici che generano più energia di quella che consumano) e che vi sia il rilascio di un certificato di rendimento energetico per tutti gli edifici costruiti, venduti o affittati e per gli edifici con una superficie di oltre 500 metri quadrati utilizzati da un ente pubblico e/o frequentati dal pubblico.
La Commissione ha proposto una nuova direttiva sull’efficienza energetica, ulteriormente rafforzativa, che imporrebbe l’obbligo di un tasso annuo di ristrutturazione degli edifici pubblici del 3% dal 2014. Secondo il piano proposto, la ristrutturazione degli edifici europei produrrebbe entro il 2050 un risparmio energetico del 71% in tutta l’Europa, favorendo inoltre la creazione di 1,1 milioni di nuovi posti di lavoro.
La certificazione energetica degli edifici, analogamente a quella già presente obbligatoriamente per gli elettrodomestici, costituisce uno strumento rilevante per orientare il mercato immobiliare verso edifici più efficienti e quindi che comportano spese di gestione inferiori. Rendendo trasparenti questi dati gli operatori dovrebbero attribuire un maggior valore in termini di prezzo agli edifici più efficienti, stimolando così (come avviene per altri strumenti di tipo fiscale) la costruzione di edifici nuovi con elevate prestazioni energetiche e interventi di miglioramento di quelli esistenti. Diversi studi svolti all’estero confermano l’esistenza di un premium price intorno al 3% a favore degli edifici appartenenti alle classi energetiche superiori.
Dall’1 gennaio 2012 è diventato obbligatorio indicare la classe energetica in tutti gli annunci di vendita immobiliare e di affitto di immobili commerciali (ma la Regione Lombardia è l’unica ad aver previsto controlli e sanzioni).
Accanto alla certificazione energetica prevista dalla normativa nazionale e regionale sono presenti sistemi di certificazione volontari, che si sono diffusi nel corso degli anni anche in ambito internazionale. Questi sistemi, ciascuno dei quali ha un proprio marchio, presentano criteri di valutazione delle performance energetiche degli edifici (che in qualche caso si allargano all’intero tema della sostenibilità) e modalità di certificazione diversi.
In un recente convegno organizzato dallo Iefe, il centro di ricerca di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi, sono stati messi a confronto i principali sistemi e in particolare i tre standard volontari di certificazione Leed, CasaClima ed Itaca. Mentre sarà il mercato a determinare la diffusione di questi schemi, è opportuno che le istituzioni favoriscano la corretta conoscenza delle loro caratteristiche e il significato delle etichette energetiche rilasciate.