Se vogliamo evitare che continui l’impoverimento dell’Italia e degli italiani che ha interessato l’ultimo decennio, bisogna che il nostro governo attui rapidamente riforme che favoriscano la crescita economica. A questo proposito si devono attivare adeguati stimoli per attirare capitali privati, non solo delle imprese, ma anche delle persone fisiche.

In Gran Bretagna (il Paese con il tasso di sviluppo dell’economia più elevato in Europa) le tasse sulle società sono al 20% e addirittura zero per i primi 7 anni di residenza britannica sui redditi esteri delle persone fisiche non britanniche che decidono di trasferirsi nel Paese. Oltre alle misure fiscali, gli interventi più urgenti riguardano le leggi sul lavoro ed il funzionamento della giustizia.

Riguardo al fisco, oltre allo sforzo per attirare gli stranieri (forse più difficili da convincere dei nostri connazionali) bisognerebbe bilanciare il flusso degli italiani che decidono di andarsene con quello (tutto da creare) di coloro da far rientrare!

Per riuscirci è necessario battere la concorrenza dei Paesi che attirano gli investimenti(come Irlanda e UK) fermando la demagogia dei nostri governanti che, se da una parte affermano di voler incentivare l’afflusso di capitali dall’altra li mettono in fuga con una tassazione superiore a quanto accade in UK e con comportamenti controproducenti (vedi il massimo di 10.000 euro di contanti e l’obbligo, tra l’altro in conflitto con la normativa europea, a carico del residente in Italia a denunciare le proprietà detenute all’estero anche quando esse non producono reddito), per non parlare di quanto accade per i consumi “di lusso”, che vengono scoraggiati in ogni modo.

Per attirare i capitali dei privati, un’azione a costo zero consisterebbe nell’allineare il trattamento degli italiani residenti all’estero da più di 10 anni a quello degli stranieri che decidessero di prendere la residenza fiscale in Italia, con una tassazione favorevole sul modello britannico.

Per riuscire nell’intento si dovrebbe, in parallelo, riguadagnare la fiducia persa da parte della maggior parte degli investitori (italiani e non) negli ultimi 3 anni di legislazione contraddittoria sia sul rimpatrio di capitali che sugli investimenti (come, ultimamente, nel solare fotovoltaico) ripristinando le condizioni in base alla quale i cittadini e/o gli investitori avevano rimpatriato capitali ed investito risorse.

In entrambi i casi l’investimento da parte dello Stato (oltre che dovuto, anche finalizzato ad evitare cause con cittadini/investitori traditi e con l’UE) costerebbe pochissimo e, comunque, molto meno rispetto al guadagno in termini di credibilità e fiducia che si potrebbe ottenere immediatamente (che si misura subito in soldoni quando si devono emettere nuovi titoli di stato per rimborsare quelli in scadenza).

Da: Huffingtonpost.it