LA CIRCULAR ECONOMY E METTE INSIEME RISPARMIO ED ECOLOGIA
L’EUROPA LA SOSTIENE CON FORZA E L’ITALIA APPROVA DUE CODICI AD HOC

di Edoardo Croci e Denis Grasso – IEFE, Universita’ Bocconi

L’utilizzo delle risorse naturali a livello globale è in costante crescita e l’attuale modello economico di produzione e consumo di queste risorse è sempre più insostenibile. Per questo è necessario ripensare ai nostri modelli di crescita passando da una “economia lineare” a una circolare. Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation, un’economia può definirsi

circolare quando è “pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”. L’economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro o per se stessi.

Nel Dicembre 2015, la Commissione Europea ha adottato un nuovo e ambizioso pacchetto di misure per incentivare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare dal titolo “Closing the loop. An EU action plan for the Circular Economy”. Il pacchetto va a modificare quattro direttive europee sul tema dei rifiuti e del packaging introducendo misure relative all’intero ciclo di vita e non più limitate al solo fine vita dei prodotti. Si individuano, inoltre, sei aree prioritarie d’intervento, una delle quali riguardante il settore delle costruzioni e delle demolizioni.

LA CIRCULAR ECONOMY NEL SETTORE EDILE IL LIVELLO EUROPEO E QUELLO ITALIANO

Alla  necessità  di  una  maggiore   efficienza nell’uso delle risorse nel settore delle costruzioni, la Commissione Europea ha già rivolto attenzione in diverse occasioni, in particolar modo con le varie direttive sull’efficienza energetica  negli edifici e  con  la  comunicazione del  2014  “Resource  efficiency opportunities in the building sector”. Il pacchetto sulla circular economy riprende alcuni dei contenuti presenti di questi atti, focalizzandosi però sul tema dell’intero ciclo di vita dell’edificio e in particolare sul tema della minimizzazione e del riutilizzo dei rifiuti derivanti dalle attività di costruzione e demolizione. La Commissione evidenzia come in termini volumetrici, co- struzioni e di demolizioni siano tra i maggiori produttori  di rifiuti in Europa  (quasi  il 30% del totale) e pertanto tra le aree prioritarie di intervento in un’ottica di economia circolare.

 In tema di recupero dei rifiuti derivanti da costruzioni e demolizioni, l’Italia ha una performance   in linea  con  i Paesi  europei.
Infatti, secondo i più recenti dati ISPRA, nel 2012 in Italia il tasso di recupero dei rifiuti da  costruzione  e  da  demolizione  è stato del 76%, in crescita rispetto alla rilevazione precedente del 2010 quando era al 68,4%.
Ma la Commissione Europea ha evidenziato come, nonostante i buoni risultati, la quota di rifiuti che va in discarica è ancora rilevante (24%) e vanno pertanto definite politiche e misure in grado di ridurla.

In Italia sono state recentemente introdotte due  importanti novità normative con  riflessi sull’economia circolare:  il cosiddetto  Collegato  Ambientale  (L. 28  dicembre  2015, n. 221) e il nuovo Codice degli Appalti (d.lgs 18 aprile 2016, n.50). Le due principali novità in ottica circolare introdotte dal Collegato Ambientale, e  con  ricadute  per  il settore  edile, riguardano l’introduzione di forme di incentivazione all’acquisto di prodotti derivanti da materiali di recupero e l’obbligo per le P.A. a inserire nella documentazione di gara le specifiche tecniche  contenute  nei  CAM (Criteri Ambientali Minimi) in relazione a determinate categorie merceologiche, tra cui l’illuminazione pubblica e i servizi di riscaldamento e di raffreddamento degli edifici.

Il nuovo   Codice   Appalti   va  in direzione  di  un’economia   circolare,   prevedendo meccanismi premiali “ambientali” nei criteri di aggiudicazione degli appalti sopra una certa soglia. In particolare nella definizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la stazione appaltante potrà valutare il possesso  di marchi  di qualità  ecologica   e il “costo  di  utilizzazione  e  manutenzione, avuto  anche   riguardo   ai  consumi di energia  e  delle  risorse  naturali,  alle  emissioni inquinanti  e  ai  costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei  cambiamenti   climatici, riferiti all’intero ciclo di vita dell’opera, bene o servizio, con l’obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione”.

Al  fine  di  approfondire    le  opportunità per il settore edile dettate dall’adozione di un modello di economica circolare, il Centro di Ricerca di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente (IEFE) dell’Università Bocconi, nell’ambito dell’Osservatorio   geo sulla Green   Economy  e  in  collaborazione con  Assimpredil  Ance,  il 6  Maggio  2016 ha svolto una giornata di approfondimento e riflessione sul tema, in cui sono state analizzate le opportunità per le imprese edili, a un’ottica circolare.

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