Un recente sondaggio della società di ricerche di mercato Eumetra di Renato Mannheimer, riportato sul sito www.eliminareglisprechi.it, rivela che gli italiani sono ben consapevoli dei rischi del cambiamento climatico e chiedono alla politica di agire in modo molto più incisivo di quanto non sia avvenuto finora.

L’89% degli intervistati è infatti molto favorevole o favorevole a mettere al bando l’uso dei combustibili fossili entro il 2030 (e i contrari sono solo il 7% con un 4% di non so).

Tra i molto favorevoli prevalgono le donne, il Sud d’Italia e le persone con livello di scolarità media o bassa, probabilmente i soggetti potenzialmente più colpiti.

Agli intervistati era stato chiarito che l’onere del cambiamento, oltre che sui gestori dei grandi impianti di generazione di energia elettrica, dovrebbe ricadere anche sui cittadini con la sostituzione anticipata di impianti di riscaldamento, cucine, veicoli di trasporto. Il sondaggio è stato effettuato prima della diffusione delle immagini delle foreste pluviali (quelle che assorbono più CO2) in fiamme e delle esternazioni di Greta Thunberg alla recente conferenza sul clima di New York e non è quindi frutto di un’emotività momentanea. Rispetto a pochi anni fa è dunque molto cresciuta la consapevolezza dei cittadini sulla gravità delle conseguenze del riscaldamento planetario. E’ un sentimento condiviso a livello europeo, come rivela anche l’ultima indagine Eurobarometro dello scorso agosto che vede i cambiamenti climatici, che nell’autunno del 2018 si collocavano al quinto posto, come seconda preoccupazione principale (dopo l’immigrazione).

Del resto la NASA ha misurato che gli ultimi 5 anni sono stati i più caldi in assoluto dell’era industriale e che la temperatura terrestre è già cresciuta di 1 grado C dall’inizio della rivoluzione industriale. In Europa il 2019 è stato caratterizzato da ondate di calore con punte di 42 gradi a Parigi ed a Firenze.

L’allarme per le condizioni della Terra non è nuovo. Ricordiamo durante l’Earth Summit organizzato dall’ONU a Rio nel 1992 il discorso di una teenager molto simile a quelli attuali di Greta. Tuttavia l’allarme è stato nei fatti largamente ignorato fino ad ora, come dimostra l’aumento sistematico ed ininterrotto dell’uso di combustibili fossili e della deforestazione fino ad oggi.

Come afferma David King (lo scienziato con più esperienza che ha rappresentato il Regno Unito alla conferenza sul clima di Parigi del 2015) per salvare la Terra (o meglio gli uomini, perché la Terra può sopravvivere anche senza di noi) bisognerebbe non solo anticipare la data del raggiungimento della neutralità netta tra emissioni e sequestro di tutti i gas serra (non solo CO2) a molto prima del 2050, ma sviluppare anche nuove tecnologie per la cattura ed il sequestro della CO2 (e intanto piantare nuovi alberi dovunque sia possibile).

Il recente rapporto dell’IPCC su 1,5 C si pone come obbiettivo di contenere l’aumento delle temperature a fine secolo ad un massimo di mezzo grado in più rispetto ai livelli attuali perchè aumenti superiori creerebbero una serie di impatti devastanti sulla biodiversità, sulla gestione delle risorse idriche, sulla produttività dei suoli agricoli ed altri effetti a catena in gran parte irreversibili. In assenza di un rapido processo di decarbonizzazione (e di riduzione a zero delle emissioni anche degli altri gas serra come il metano ed i gas attualmente utilizzati nei frigoriferi) gli impatti infatti sarebbero catastrofici.

Per questo desta preoccupazione l’ultima notizia di rinuncia da parte del Cile ad ospitare la prossima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite a dicembre; nell’occasione tutti i Paesi dovrebbero rendere i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto a quelli iniziali di Parigi molto più severi e vincolanti.

Come dimostra il nostro sondaggio, la maggioranza dei cittadini è consapevole di dover fare la sua parte e vorrebbe porre in essere riduzioni drastiche delle emissioni entro il 2030. Se questo desiderio continuasse ad essere ignorato dai nostri rappresentanti politici vorremmo che questo scritto costituisse il primo appello per la creazione di un movimento referendario finalizzato all’implementazione delle misure necessarie per raggiungere la neutralità delle emissioni di CO2 entro il 2030 almeno in Europa, ben sapendo che è molto improbabile che altri Paesi (come USA, Cina, India, Brasile, Arabia Saudita e Russia) lo diventino entro il 2050.

Da: https://www.huffingtonpost.it