Da Il Corriere della Sera del 28 marzo 2006

Solo pochi giorni fa è stato reso integralmente pubblico lo studio sul «road pricing» a Milano commissionato dal Comune all’ Agenzia per la mobilità e l’ ambiente. Lo studio risale al 2002 ma era rimasto nel cassetto. Il sindaco Albertini non era infatti riuscito a ottenere un sufficiente consenso politico per concretizzare la proposta. Lo stesso sindaco ha peraltro riconosciuto che il problema del traffico, con le sue implicazioni in termini di congestione ed inquinamento, resta aperto e toccherà al suo successore risolverlo. Legambiente ha presentato a sua volta un dossier che parte dall’ esperienza storica di Singapore fino a quella recente di Londra, riaprendo il dibattito sulle ragioni e soprattutto sul modello da introdurre a Milano. I principali nodi sono: 1) l’ entità della tariffa; 2) chi la deve pagare e chi è esentato; 3) i confini e gli orari di applicazione; 4) le modalità di riscossione e controllo; 5) la destinazione dei proventi. In primo luogo è necessario chiarire la finalità del pedaggio, che a Milano sarebbe soprattutto la riduzione delle emissioni inquinanti degli autoveicoli. Un obiettivo perseguibile, visto che a Londra nell’ area ad accesso a pagamento il traffico si è ridotto di circa del 30% e l’ inquinamento del 20%. È quindi opportuno sviluppare un sistema semplice, facilmente comprensibile e gestibile, per non complicare inutilmente la vita ai cittadini. I risultati dipendono dalla capacità della tariffa di modificare i comportamenti sfavorendo l’ uso dell’ auto. A questo proposito lo studio del Comune rischia di essere ormai datato. Prende infatti in considerazione tre tariffe giornaliere alternative, di 1, 2 o 3 euro. Troppo poco per costituire un efficace disincentivo. A seguito dell’ estensione della sosta a pagamento a buona parte dell’ area interna ai Bastioni una tariffa così bassa non altererebbe in modo rilevante il costo totale di ingresso in città in auto, che comprende, oltre che il ticket e il parcheggio, la benzina e l’ usura dell’ auto. A Londra il costo è di 8 sterline, circa 12 euro. L’ ideale sarebbe fissare una tariffa differenziata corrispondente al danno ambientale, cioè commisurata alle emissioni inquinanti e al chilometraggio percorso (o al tempo di permanenza) del veicolo nell’ area. Tuttavia questo criterio contrasta con l’ esigenza di semplicità. L’ applicazione della tariffa avrebbe il vantaggio di generare entrate per l’ Amministrazione di un ordine di grandezza di 100 milioni di euro all’ anno. In tempi di ristrettezze per gli enti locali un elemento da non sottovalutare. Iefe – Università Bocconi