(Corriere della Sera – 1 marzo 2006)

Central Park dista pochi minuti a piedi da dove abitavo, nella mia ormai lontana esperienza di vita newyorkese. Così tutte le domeniche, da solo o in compagnia, me lo gustavo per qualche ora, tempo permettendo. A piedi o di corsa, sui pattini o in bici, per un pic-nic o una visita al Metropolitan, in occasione di un evento sportivo o culturale, non mancava mai una buona ragione. Ma anche i grandi parchi di Londra, Parigi, Copenhagen – per restare in Europa – offrono, oltre ad un verde ben curato, mostre, concerti e attrazioni ai loro visitatori. Negli ultimi anni la superficie del verde pubblico a Milano è raddoppiata. Il completamento della «cintura verde» intorno alla città, di cui si parla in questi giorni, può contribuire alla lotta all’ inquinamento e anche a contrastare l’ afa d’ estate. Ma i parchi urbani milanesi non reggono il confronto internazionale. Al di fuori delle aree gioco per i bambini, le attrazioni non sono molte. Se gli extracomunitari li considerano un luogo di incontro, la maggior parte dei milanesi li frequenta di rado, né considera una giornata al parco una valida alternativa alla «fuga» per il weekend (a meno che un blocco del traffico non li «intrappoli»). Perché a New York e nelle altre metropoli i parchi costituiscono luoghi di ricreazione addirittura segnalati sulle guide turistiche, mentre a Milano questo non avviene? Non è certo colpa del clima, o del carattere degli abitanti. È la mancanza di «animazione» che penalizza i parchi milanesi. Nel caso di Central Park, ad esempio, è stata costituita un’ apposita «autorità» del parco che ha cioè la responsabilità della manutenzione del verde e della sicurezza, ma anche dell’ organizzazione di eventi e spettacoli. Agli ingressi del parco si trovano punti informativi sulla storia del parco, sugli eventi della settimana, sul noleggio delle biciclette. Si potrebbe sviluppare questo modello anche a Milano. In alcuni parchi, come il parco Sempione, i giardini pubblici di via Palestro e il parco Lambro, sono presenti una pluralità di istituzioni culturali ed esercizi pubblici, ma si comportano come entità separate. Il Comune potrebbe costituire per ciascuno dei principali parchi un’ autorità con la responsabilità di pianificare e gestire la «vita» del parco. L’ autorità sarebbe diretta da un funzionario (quindi senza ulteriori costi), con la partecipazione dei diversi soggetti, delle guardie ecologiche volontarie ed anche dei rappresentanti dei residenti. Credo che i milanesi, attenti alle novità e alla qualità, risponderebbero positivamente. Iefe – Università Bocconi