(Corriere della Sera – 29 gennaio 2006)

Non è bastata la più forte nevicata degli ultimi 20 anni, che ha paralizzato la città, a ripulire l’ aria e far scendere le concentrazioni di polveri sottili al di sotto del limite di 50 microgrammi al metro cubo che, per legge, non può essere superato per più di 35 giorni all’ anno (obiettivo irraggiungibile anche per il 2006, visto nei primi 27 giorni di gennaio a Milano il limite è già stato superato per ben 26 volte). A patire maggiormente il protrarsi di condizioni di inquinamento a livelli così elevati (in alcuni giorni le concentrazioni erano oltre cinque volte il limite) sono soprattutto i bambini e i soggetti deboli, come ormai comprovato dagli studi di epidemiologia ambientale e dalle statistiche che evidenziano le impennate delle patologie respiratorie e della mortalità. La risposta delle istituzioni a questa crisi prolungata si è limitata all’ appello al senso civico – giusto, ma da promuovere con azioni di informazione ed educazione ambientali continuative, non come «ultima spiaggia» – ed a qualche ispezione per verificare il rispetto dei gradi di temperatura nelle case e negli uffici. Certo, le particolari condizioni meteorologiche hanno impedito la dispersione degli inquinanti. Persino i provvedimenti di blocco del traffico prolungati per più giorni adottati in diversi capoluoghi di provincia lombardi si sono dimostrati inefficaci. Ma raccomandarsi al cielo per battere lo smog non basta. Da questa esperienza si possono però trarre indicazioni utili per le politiche antismog: 1) è meglio prevenire le emergenze sviluppando azioni che riducano permanentemente i livelli di concentrazione delle polveri sottili (a questo proposito non è più rinviabile lo sviluppo del piano integrato di misure strutturali per la qualità dell’ aria predisposto dalla Regione), 2) la dimensione territoriale dei provvedimenti di emergenza deve coincidere con quella in cui si estende il problema, 3) le misure di emergenza non possono essere improvvisate all’ ultimo momento, ma devono essere predefinite (e fondate su solidi studi che ne dimostrino la validità tecnico-scientifica, l’ efficienza economica e l’ accettabilità sociale) e comunicate alla popolazione in anticipo, 4) l’ efficacia delle misure cambia a seconda delle condizioni climatiche, per cui è opportuno specificare a quali di esse ricorrere nei diversi casi. IEFE – Università Bocconi