(Corriere della Sera – 15 gennaio 2006)

Marco Garzonio ha rilevato come le continue concessioni ai piccoli e grandi interessi stiano portando a una sorta di «privatizzazione della città» e ha individuato come rimedio «una robusta, convinta, condivisa cultura della partecipazione». È facile trovare esempi che confermano l’ asservimento a fini particolari di spazi e funzioni pubbliche e il disinteresse, se non addirittura il favore, con cui l’ amministrazione pubblica guarda al fenomeno. L’ autorizzazione alla costruzione di decine di parcheggi sotterranei nel sottosuolo pubblico è avvenuta, come ha più volte segnalato Giangiacomo Schiavi, senza un approfondito studio sulle singole localizzazioni e in assenza di adeguate valutazioni di impatto ambientale. Così pure la trasformazione in abitazioni di centinaia di sottotetti cittadini si è realizzata senza troppe formalità, grazie anche a una legge regionale permissiva. Ne sono derivati e continuano a derivarne danni estetici e ambientali permanenti al tessuto urbano. Così un ristretto numero di soggetti ottiene benefici economici privati a fronte di costi per tutta la collettività. Non sempre, peraltro, queste opere sarebbero da respingere in toto. In alcuni casi basterebbe che le amministrazioni esercitassero efficacemente le loro funzioni di tutela. Ma la mancanza di volontà politica, in alcuni casi, o la scarsità di risorse, in altri, non lo rendono possibile. Considerazioni analoghe valgono per i casi in cui l’ amministrazione pubblica non ha il coraggio di confrontarsi con le lobbies più agguerrite. Così le localizzazioni dei mercati scoperti paiono intoccabili, a costo di paralizzare il traffico e rinunciare al mantenimento dell’ ordine pubblico, e allo stesso tempo il Comune impone al supermercato Esselunga di viale Piave di rinunciare all’ apertura domenicale, per ragioni burocratiche, a discapito dei cittadini. In tutti questi casi, e in molti altri, l’ Amministrazione ha deciso (o ha rinunciato a decidere) senza ascoltare e valutare le esigenze dei cittadini, dando per scontato che la partecipazione rappresenti solo un fastidioso rallentamento del processo decisionale, invece che un’ opportunità per assumere decisioni migliori e condivise. Il risultato, anche se involontario, è stato spesso quello di ratificare le decisioni assunte dalla parte più forte, in grado di far pesare il proprio interesse in modo preponderante. Farà bene il prossimo sindaco, chiunque sia, a impegnarsi per tutto il periodo del suo mandato all’ ascolto della città. Iefe – Università Bocconi