(Corriere della Sera – 26 novembre 2005)

Il rapporto «Ecosistema urbano» realizzato da Legambiente su 103 capoluoghi di provincia italiani classifica Milano all’ ottantaduesimo posto per la qualità dell’ ambiente. La graduatoria deriva dall’ aggregazione, con diversi pesi, di 26 indicatori riguardanti mobilità, aria, acqua, rifiuti, energia, verde e altri fattori. Tra le classifiche che compaiono sui media, quella di Legambiente è una delle più serie, tuttavia il posizionamento in graduatoria deriva da una scelta discrezionale degli indicatori e dei pesi. Gli indicatori utilizzati risultano piuttosto penalizzanti per i grandi centri urbani, che si collocano tutti a fondo classifica. Nel confronto con le altre metropoli Milano non esce in realtà così male. L’ indagine conferma infatti la grave criticità della qualità dell’ aria (solo Torino sta peggio). Evidenzia però buoni risultati nella disponibilità di mezzi pubblici e nella raccolta differenziata e un notevole progresso nell’ estensione delle aree verdi e nella capacità di depurazione delle acque. L’ indagine non comprende però alcuni aspetti rilevanti e critici per Milano, come il rumore e le emissioni di gas che alterano il clima, considerati fondamentali dalla Commissione Europea che ha definito 10 «indicatori comuni europei» proprio con lo scopo di mettere a confronto i centri urbani. La convergenza verso l’ utilizzo di questi indicatori «ufficiali» consentirebbe di effettuare raffronti omogenei tra città. Purtroppo il Comune di Milano – diversamente da altri come Roma, Napoli, Torino e Firenze – non ha ancora adottato questi indicatori. Né ha sottoscritto gli «impegni di Aalborg», città danese dove lo scorso anno alcune centinaia di amministrazioni locali (fra cui Roma, Napoli, Palermo, Firenze, Genova e Venezia) si sono impegnati a definire un programma d’ azione per la sostenibilità e a misurare e pubblicizzare la sua attuazione. Un efficace confronto fra la situazione ambientale dei centri urbani richiede, oltre che indicatori standard, la disponibilità di dati affidabili. Purtroppo in molti casi alcuni dati non sono rilevati o, come risulta anche da una recente indagine dell’ Università Bocconi, la loro gestione non è sottoposta a certificazione di qualità. Al di là delle classifiche, dunque, la periodica alimentazione e diffusione di indicatori comuni di qualità ambientale dei centri urbani costituisce un requisito indispensabile per definire e aggiornare le politiche ambientali. *IEFE – Università Bocconi