Da Il Corriere della Sera del 13 gennaio 2011

Milano è una delle capitali internazionali dello shopping. Oltre al bacino di circa 10 milioni di persone che abitano a meno di un’ ora dal capoluogo lombardo, ad assicurare questo primato alla città sono circa 4 milioni all’ anno di turisti, in prevalenza stranieri. I motivi per visitare Milano non mancano, come ha ricordato pochi giorni fa il New York Times. Si viene per affari o per cultura – e si approfitta per fare acquisti -, o con lo scopo prioritario dello shopping un tempo soprattutto i giapponesi, oggi i russi, domani forse i cinesi. I numeri dei visitatori sono destinati ad aumentare nel 2015 grazie all’ Expo, a condizione che la città rappresenti un polo d’ attrazione ulteriore rispetto all’ evento. Perché ciò avvenga devono essere soddisfatte condizioni strutturali di accessibilità aeroporti, ferrovie, metropolitane e garantiti servizi di trasporto adeguati inclusi taxi, car e bike sharing. La visita alla città deve inoltre rappresentare un’ esperienza piacevole. Qui a pesare sono elementi come la qualità dell’ ambiente, l’ offerta culturale e ricreativa e la facilità dello shopping. L’ attuale dibattito sui saldi offre spunti per disegnare nuove modalità nel rapporto delle istituzioni con il mondo del commercio, superando le contraddizioni attuali. L’ amministrazione comunale ha infatti mostrato un volto vessatorio con la moltiplicazione nonostante le sentenze contrarie della giustizia amministrativa delle ordinanze sul «coprifuoco» – promuovendo in realtà una «desertificazione» che ha effetti opposti a quelli voluti. Ha invece sorvolato sulla limitazione del carico e scarico merci, rimangiandosi gli inasprimenti e rinviando persino l’ applicazione delle regole più blande concordate con la categoria qualcuno ha addirittura proposto di regalare i pass per la sosta ai negozianti. In vista dell’ Expo il Comune potrebbe coinvolgere le rappresentanze delle categorie interessate in un progetto comune per migliorare l’ attrattività della città. L’ agenda dovrebbe comprendere: la revisione di alcune regole di limitazione della concorrenza, favorendo le aperture serali e domenicali e rimuovendo le rigidità temporali dei saldi; un impegno congiunto a favore dell’ ambiente e della vivibilità, con una drastica limitazione della circolazione dei furgoni inquinanti, l’ organizzazione di servizi logistici con veicoli elettrici e lo sviluppo dei piani di pedonalizzazione; la sburocratizzazione dei processi amministrativi, facilitando tra l’ altro tutte le iniziative tese a migliorare la vivibilità e la sicurezza urbana dehors, attività culturali, steward di via. Il processo dovrebbe svolgersi nella massima trasparenza, assicurando la possibilità della presenza dei cittadini e delle associazioni che rappresentano interessi diffusi consumatori, ambientalisti. Il momento è propizio. Gli operatori economici hanno dimostrato in molti casi si pensi alle associazioni di via, dei pubblici esercizi, della grande distribuzione, al sistema moda e design la disponibilità a superare le posizioni più conservatrici e a partecipare attivamente ad un processo di miglioramento della città che vada a vantaggio di tutti – e naturalmente dello shopping.